Vinitaly, i marchigiani guardano all’estero

Abbiamo vino di qualità. Il cambio generazionale nelle aziende c’è stato e non ha prodotto scossoni. In più la nostra regione suscita curiosità. Con questi ingredienti le Marche tornano dal Vinitaly più che soddisfatte e il direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini Alberto Mazzoni ha più di un motivo per essere orgoglioso della spedizione veronese.

Ogni giorno abbiamo dato la possibilità a 50 aziende – spiega – di proporre 150 vini a buyer stranieri. Diamo le stesse possibilità a tutti, poi è normale che vada avanti chi è più preparato”.

Dove preparazione significa soprattutto internet e lingue straniere. Seppur il mercato marchigiano sia sopra i 40 litri pro capite della media nazionale di consumo annuo di vino (52 litri) il dato negli ultimi anni è sceso. Vent’anni fa gli italiani bevevano 120 litri di vino a testa ogni anno. Il risultato è che il mercato nazionale non basta più e quindi ci si rivolge all’estero. E sopravvive solo chi ha le spalle larghe per farlo. Primo mercato Ue si conferma la Germania, treno economico del Vecchio Continente. Bene anche il mercato svizzero e quello scandivano.

Le novità? Il Brasile e, strano a dirsi visto che la religione islamica ne vieta il consumo, gli Emirati Arabi. In questi due paesi, nicchie di facoltosi (un 15% circa) puntano al bon vivre del vino italiano. E che dire di Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania dove la nuova generazione, più ricca della precedente, ha abbandonato la vodka dei padri per concedersi alle nostre Docg, Doc e Igt? L’export marchigiano ha raggiunto nel 2010 quota 41,3 milioni (+13%). Il Vinitaly 2011 si è chiuso con 17mila bottiglie stappate per le degustazioni tra i 129 stand marchigiani.

Dopo cinque anni di profondo rosso – conclude Mazzonistiamo rivedendo la luce. I tanti stranieri ci stanno facendo rivivere quanto provato, a grado di curiosità che riesce a suscitare, dalla Toscana di 10 anni fa”.

Novità dal made in Marche – Prima uscita ufficiale per l’Incrocio Bruni 54, l’Igt Marche Bianche presentato per la prima volta dopo la sua riscoperta al recente Vinitaly di Verona. Il Fior d’Acasia, così come lo hanno chiamato le cantine Strologo di Camerano, ha riempito i calici della cena di giovedì sera dall’associazione Re Stocco al ristorante La Moretta per accompagnare un piatto della tradizione dorica un po’ in affanno negli ultimi tempi: il brodetto all’anconetana.

Pare infatti che i consumatori stiano preferendo il meno spinoso stoccafisso all’anconitana al brodetto e per questo “serve un rilancio”, spiega il presidente di Re Stocco Bernando Marinelli. L’Incrocio Bruni è stato “creato” dall’enologo Bruno Bruni negli anni ’20. Un incrocio tra verdicchio e sauvignon che negli anni è stato abbandonato per la bassa resa di grappoli piccoli ma pieni di gusto. La Politecnica delle Marche ha poi recuperato il vitigno che negli ultimi anni si è riaffacciato tra i filari marchigiani: una nicchia di circa 10mila bottiglie che fanno il loro ritorno nel 2011.

Informazioni su marcocatalani

giornalista
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Una risposta a Vinitaly, i marchigiani guardano all’estero

  1. alberto ha detto:

    sei stato preciso e puntuale come sempre.
    Complimenti per la splendida sintesi.

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