Vinitaly, il vino per promuovere le Marche. Presentati all’Enoteca Regionale di Jesi il Crisio e il Blanc de Blancs

Le Marche al Vinitaly per stupire e per promuovere il territorio dell’intera Vallesina. Come? Con il Verdicchio e con le bollicine. Che nel caso dell’azienda Togni, sono rispettivamente i marchi Casalfarneto e Rocca dei Forti, una realtà quest’ultima che dalla nostra regione compete con le grandi multinazionali del settore.

Paolo Togni, titolare insieme alla sorella Paola dell’azienda omonima, parte per Verona con un’etichetta al debutto in commercio. Si tratta del Crisio, che vanta la nuova docg “Castelli di Jesi” Verdicchio Classico Superiore. Una nuova etichetta per promuovere ancora meglio il territorio marchigiano. “Una scelta forte che hanno voluto i produttori – spiega Alberto Mazzoni, direttore dell’Imt – abbiamo difeso i Castelli di Jesi. Mentre il vitigno può essere piantato in tutto il mondo, i
Castelli di Jesi li abbiamo solo noi. Identificare il territorio, significa identificare le Marche: mettere insieme oltre al vino anche le tante bellezze storiche e architettoniche per portare qui turisti. Abbiamo la fortuna di essere una regione da scoprire”.

Presente nel padiglione delle Marche, Togni arriva all’appuntamento fieristico con Casalfarneto, la cantina di Serra de’ Conti (32 ettari di vigneti di cui 27 a Verdicchio e 5 piantati con uve a bacca rossa per un aproduzione annua di 500mila bottiglie) che punta sull’alta qualità del Verdicchio dei Castelli di Jesi, e con Rocca dei Forti, brand di bollicine marchigiane e nazionali che si colloca al terzo posto tra le aziende spumantistiche italiane.

“Il vino – ha detto Togni – sta vivendo un momento di difficoltà ma i marchigiani stanno facendo bene. Per gli spumanti presentiamo il Blanc de Blancs, prodotto curato, una novità per i consumatori giovani, fresco profumato che rispecchia un po’ i gusti del mercato. Con Casalfarneto esprimiamo concetti di artigianalità e grande territorialità. Il Crisio è la nostra Docg delle Marche, abbiamo interpretato moltissimo il nostro territorio. Un vino che dovrebbe avere una durata di almeno 10 anni”.

I due prodotti sono stati presentati oggi presso l’enoteca regionale di Jesi. Con Togni e Mazzoni c’erano Giancarlo Sagramola, vicepresidente della Provincia di Ancona, e Daniele Olivi assessore alle attività economiche di Jesi. Per Olivi “l’imprenditorialità legata a doppio filo con la territorialità rappresenta un importante volano per la promozione di un’intera area e coincide anche con gli obiettivi perseguiti da questa amministrazione” mentre Sagramola ha sottolineato “non può che farci piacere assistere a presentazioni come questa perché ci danno la misura di una vivacità del nostro tessuto imprenditoriale”.

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COLDIRETTI, DA 157 COMUNI MARCHIGIANI NO A FALSO PECORINO DI STATO

Sono 157 i comuni marchigiani che hanno adottato fino ad ora delle delibere per chiedere di sostenere e difendere il marchio Made in Italy e di vietare per legge il finanziamento pubblico di “imitazioni” realizzate all’estero, ai quali si aggiungono anche la Regione Marche, le Province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro Urbino, assieme a Camere di Commercio e Comunità Montane. Lo ha reso noto l’alleanza per il Made in Italy promossa dalla Coldiretti, in piazza Montecitorio a Roma, insieme alle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti, ai cittadini e ai rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale. Per l’occasione la Caciotta e il Pecorino prodotti completamente in Romania da una società partecipata dello Stato italiano sono stati portati per la prima volta dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in piazza “in bella vista” a disposizione delle Autorità e dei cittadini. Un esempio eclatante in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del marchio Made in Italy che è il principale patrimonio del Paese ma è spesso banalizzato, usurpato, contraffatto e sfruttato. Il Pecorino e la Caciotta – spiega la Coldiretti – sono alcuni dei prodotti realizzati in Romania da Lactitalia Srl con latte rumeno ma commercializzati con nomi e immagini che evocano e sfruttano l’italianità. Lactitalia è una società partecipata dalla Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico. Nelle delibere – sottolinea la Coldiretti – viene sancito l’impegno, “con particolare riferimento all’operato della finanziaria pubblica Simest che dipende dal Ministero dello Sviluppo Economico, ad intraprendere iniziative per impedire l’uso improprio di risorse pubbliche per la commercializzazione sui mercati esteri di prodotti di imitazione Italian sounding, a favore, invece, della promozione dell’autentico Made in Italy”. In particolare “si fa riferimento all’”utilizzo improprio di risorse pubbliche da parte della “Società italiana per le imprese all’Estero – Simest s.p.a.” (società finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero controllata dal Ministero dello sviluppo economico) destinate a finanziare direttamente o indirettamente la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese.

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Marche, anche i legumi sono certificati. Garantisce la Regione con il marchio QM

Marchio regionale QM, Qualità garantita dalle Marche, anche per legumi freschi e trasformati, prodotti secondo i dettami dell’agricoltura integrata. Lo ha deciso la giunta, che ha approvato il disciplinare di produzione – comune a legumi e ortofrutta – cui gli imprenditori agricoli dovranno attenersi per ottenere l’uso del marchio di qualità. «La produzione integrata – sottolinea l’assessore all’agricoltura Paolo Petrini – è quel sistema agroalimentare che usa tutti i metodi e mezzi produttivi e di difesa delle colture, mirando a ridurre al minimo il ricorso a sostanze chimiche di sintesi e razionalizzando la fertilizzazione, l’utilizzo ragionato dell’acqua irrigua e di energia. L’obiettivo è ottenere prodotti sani e sicuri nel rispetto dell’ecosistema. L’ortofrutta della Valdaso, dove si concentra il 60% della produzione e trasformazione artigianale e industriale delle Marche, o iniziative legate ai legumi quali quelle di Appignano, nel Maceratese, ad esempio, hanno, con il marchio QM e il disciplinare relativo, la possibilità di valorizzarsi ancor di più. La protezione dei biotipi autoctoni, infatti, può essere preservata e valorizzata attraverso il disciplinare QM». Dopo i prodotti ortofrutticoli, dunque qualità garantita anche per cece, cicerchia, lattuga, porro, lenticchia, rapa e cime di rapa, sedano. Nuova disciplina anche per il post raccolta, per garantire la filiera dal campo al consumatore. Il disciplinare fissa una serie di condizioni da rispettare per poter utilizzare il marchio, tra cui l’assenza di Ogm dai processi produttivi e dalle materie prime.

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A Pergola la bontà si fonde col cioccolato

La Lombardia e le Marche, la pasta di Carla Latini e il cioccolato, Matteo Scibilia e Massimo Biagiali: serata di incontri e dolcezze a Pergola. Venerdì sera nel foyer del teatro della cittadina dell’alta Valcesano, hanno incrociato i mestoli due grandi della cucina italiana come Scibilia, patron dell’Osteria della Buona Condotta (a Ornago, Lombardia) e  Biagiali (Il Giardino, San Lorenzo in Campo).

Menu insolito. Dedicato al cioccolato. Scaglie per la terrina di faraona, a gocce e in polvere per l’involtino di melanzana con ricotta a e salsa di sapa. O sempre a scaglie per i tagliolini di casa Latini al ragù di piccione (tre ore di cottura). Oppure al peperoncino per i bocconcini di coniglio. E in meringa per il gran finale.

Da bere? Tra un Pergola Rosso doc Vernaculum 2010 di Fattoria Villa Ligi e una Visciola di Gentilini, la gente ha anche ben sorseggiato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Grancasale di Casalfarneto.

Per palati esigenti: tra i presenti c’erano anche Marina Malvezzi di mangiarebene.com e Clelia d’Onofrio, autrice del Cucchiaio d’Argento e responsabile della sezione gastronomia dell’Editoriale Domus.

Le giornate del cioccolato di Pergola non finiscono qui. Oggi e domani gli appuntamenti in programma sono tanti con stand nel centro storico per tutta la giornata dai quali cioccolatieri e pasticceri proporranno le loro delizie.

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Il ring del gusto: la cicerchia marchigiana pareggia in trasferta contro il fagiolo toscano

La cicerchia di Serra de’ Conti pareggia contro il fagiolo lucchese nel ring organizzato sabato scorso a Il Desco, appuntamento enogastronomico che dal 19 novembre (fino all’11 dicembre) sta richiamando a Lucca migliaia di visitatori.

Sfida all’ultimo assaggio. All’angolo marchigiano Ilaria Traditi, giornalista de Il Resto del Carlino di Ancona, e Gianfranco Mancini, produttore e blogger. Contro Paolo Pellegrini del quotidiano La Nazione e Marco del Pistoia Fiduciario della Condotta Slow Food del Compitese e degli Orti Lucchesi.

Una gara che sembrava impari, inizialmente. Il fagiolo schierava 17 qualità differenti: dal cannellino di San Ginesio al rosso, dallo scrittino all’aquila solo per citarne alcuni. “Lucca – ha spiegato del Pistoia – ha diversità di terreni dove si sono sviluppati tipi differenti di fagiolo come sapore e struttura. Una grande ricchezza per il nostro territorio“.

A differenza della cicerchia, il fagiolo è più versatile: durante la gara sono stati presentati anche dolcetti come mousse di ricotta e farina di farro, muffin con fagioli rossi e rotolo realizzato con farina di fagioli. Mancini una quindicina di anni fa è riuscito a salvare un prodotto pressoché scomparso con il boom economico. La cicerchia infatti veniva coltivata tra i filari del mais o in angoli dei terreni dai mezzadri e non finiva nella suddivisione con i proprietari terrieri. Troppo dura. Il benessere del dopoguerra, la fuga dalle campagna, la fine della mezzadria parevano aver dato un colpo di grazia a questo tipo di coltivazione.

E’ stata riscoperta nel giardino di un’anziana che ha concesso qualche seme. Successivamente la cicerchia è  stata reimpiantata e ricoltivata fino ad arrivare, ad oggi, a esportare anche all’estero. Inimitabile nelle zuppe. E proprio la ricetta presentata al Desco, una zuppa di cicerchia, ceci e fagioli, ha dato la possibilità alla cucina marchigiana di pareggiare la conta dei voti del pubblico al termine degli assaggi del ring.

Per chi si trovasse dalle parti di Lucca, da domani fino a domenica, il Desco apre le porte ai sapori del pane e dell’olio. Incontri, cultura, mostra mercato con prodotti tipici in mostra al Real Collegio, all’interno dell’incantevole centro storico della cittadina toscana.

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L’Europa ci regala l’aglio cinese Igp. Coldiretti: “A rischio il made in Italy”

L’Unione Europea ha riconosciuto l’aglio cinese di Jinxiang Da Suan come prodotto Igp. L’aglio è stato inserito a registro dal primo novembre. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’apertura che la Ue ha fatto alle denominazioni extracomunitarie (come richiesto dal Wto).

Coldiretti in Italia non l’ha presa affatto bene. “A rischio – dice l’associazione – ci sono i tanti agli tradizionali italiani che sono peraltro conosciuti e apprezzati nel mondo ed entrano come condimenti ricercatissimi nelle ricette più rinomate: l’aglio rosso di Sulmona e l’aglio polesano, e ancora l’aglio bianco di Vessalico,l’aglio di Voghiera, l’aglio dell’Ufita, l’aglio di Molino dei Torti, l’aglio di Resia, l’aglio Massese, gli agli rossi di Castelliri, di Nubia, di Procedo, il maremmano e l’aglio di Monticelli sono solo alcuni esempi delle specialità offerte sul territorio nazionale”.

Stando alle stime di Coldiretti, nel 2010 l’Italia ha importato dalla Cina quasi 2,5 milioni di chili di aglio. I primi sette mesi del 2011 hanno evidenziato un trend del +18%. Aglio sospetto. “La Cina – continua la Coldiretti – è stata spesso al centro di denunce dell’Olaf, ufficio anti-frodi dell’UE, per le operazioni di triangolazione che modificano l’ origine del prodotto cinese, finalizzate a non pagare i dazi, provocando perdite al fisco per milioni di euro e, aggiungiamo, danni ai produttori comunitari di aglio”.

La Cina nel 2010 ha conquistato il triste primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea. Su un totale di 3.291 allarmi per irregolarità ben 418 (13%) – conclude la Coldiretti – hanno riguardato la Cina”.

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Pergola, quando andare in bianco non è affatto male

Non sarà famosa come Acqualagna o carica di vip come Sant’Angelo in Vado ma anche a Pergola l’eccellenza in tavola è sempre la stessa: il tartufo bianco. Tre giorni di festa, tre domeniche consecutive (9, 16 e 23 ottobre) e 40mila visitatori totali. Più la premiazione al miglior cavatore presente in Fiera, Rossano Isidori, che ha presentato un pezzo da 115 grammi.

Da qualche anno anche Pergola ha un marchio che contraddistingue il suo bianco di qualità. Questo, sommato alle produzioni locali (birra, formaggi, salumi e, naturalmente il Pergola Rosso Doc), ai Bronzi Dorati (per i quali è ancora in piedi una battaglia a colpi di carte bollate tra il piccolo centro e Ancona che li vorrebbe per il Museo Archeologico) e ad un’attenta politica che punta sulla qualità, ha fatto crescere le presenze turistiche. Lo scorso anno il dato segnava un +25% rispetto al precedente e per il 2011 è previsto un ulteriore innalzamento.

Non è stata una grande annata per il tartufo. Le scarse piogge estive ne hanno limitato la quantità. La qualità in compenso è ottima. Quest’anno, dicono dai banchi degli espositori, il Tuber Magnatum Pico va 2.500 euro al chilo. Per ospitare le scaglie del gustoso bianco non poteva esserci una pasta comune. Per questo alla Fiera erano presenti anche Carlo e Carla Latini, dell’omonimo pastificio di Osimo (An). Quest’ultima ha anche preso parte alla giuria che ha premiato il cavatore Isidori.

Stand allestito lungo il corso, passanti invitati alla prova forchetta. In padella salta la linea all’uovo. Ai fornelli, Silvano, aiuto cuoco di un ristorante del posto, l’Osteria del Borgo. Che non sarà un Vissani o un Uliassi (chef da Tre Forchette che scelgono Pasta Latini, ndr) ma assolve pienamente al compito: basta un assaggio per conquistare anche i più restii. A fianco alla Pasta, un’altra Latini. E’ Teresa (giovanissima, 23 anni) che anziché seguire la pista paterna del food, ha scelto il beverage: è nata così la birra artigianale L’Indomabile.

Soddisfatto il sindaco Francesco Baldelli, in giro insieme al fratello Antonio, consigliere provinciale nel Pesarese. Da quando si è insediato – racconta – ha cercato di rilanciare questa Fiera. Quella che si è appena conclusa era la 16esima edizione. Ma da tre anni la formula è cambiata. “Abbiamo voluto che attorno al tartufo – spiega – ci fossero prodotti dell’enogastronomia locale e non semplici bancarelle generiche”. Morale: caratterizzando l’evento si è dato impulso anche ai produttori del posto.

Unico cruccio. Come al solito, viaggiando per le Marche, l’impressione è che si manchi di coordinamento. Apecchio ha la sua Mostra Mercato del Tartufo e dei Prodotti del Bosco (tra fine settembre e primi di ottobre), Sant’Angelo in Vado ha festeggiato la sua 48esima Mostra Nazionale del Tartufo Pregiato delle Marche grosso modo gli stessi giorni di Pergola mentre Acqualagna aprirà la sua Festa Nazionale il 30 ottobre. Parliamo di realtà distanti meno di 50 chilometri: non è il caso di unire gli sforzi e di proporsi come territorio?

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